Il professor Elio Franzini, Presidente di MM, è stato ospite di “Ecco tutto qui – Le canzoni e la vita di Enzo Jannacci”, evento nella cornice de La Milanesiana 2026, la manifestazione ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi. Per l’occasione, pubblichiamo il testo integrale del suo intervento.
Il desiderio è un fondo oscuro in virtù del quale l’opera d’arte appare come una realtà infinita, mai pacificata, che non possiamo ridurre a un’ambigua sublimazione estetica. È il desiderio che tiene viva, nel processo e nel progetto dell’arte, la forza formativa, una legge mitica originaria che impedisce di ricondurre l’artistico a una necessità astratta che ne uccide le potenzialità produttive.
Il desiderio non può essere “spiegato”, definito, ridotto a una sequenza lineare, clinica, sintomale. Vive di fenomeni, non di ideologie, e giunge alla forma passando attraverso le incostanze e casuali forze che aprono a un dialogo con quel che ci circonda. Ridurre questo percorso a economie libidinali, a macchine desideranti, non permette di comprendere che il senso di un desiderio costruttore è guidato da un piacere che si rivela come una forza estetica non riducibile alla fisiologia o alla psicologia. Il desiderio non è un impulso «vuoto», meramente fantastico, ma si confronta sempre con una materia da plasmare.
L’opera è il risultato di una tensione che si muove fra il desiderio di produrre, di interpretare la natura, e il desiderio generato dall’opera prodotta, fra il desiderio di compiere e quello di alimentare nuovamente il compimento, una nuova opera, un nuovo processo. È un dialogo aperto, ed è in questo dialogo fra bisogno e desiderio che si pone la realtà del fare artistico, un senso di carenza originato non da un’assenza, bensì da una presenza, da un bisogno in qualche modo già soddisfatto e concretizzato in un’opera. Il desiderio interpretativo che muove l’artista genera così un’opera che è oggetto di piacere, di nuovo desiderio e, nella legge espressiva dell’arte, è punto di avvio per nuove interpretazioni, per nuovi processi desideranti. «Creatore – scrive Valéry – è colui che fa creare»: introduce in noi una sorta di facoltà del desiderio, «espressione di un desiderio di desiderio che si pronuncia». Il desiderio – apertura possibile che dalla presenza dell’opera porta verso ulteriori possibilità di opere, labirinto di impulsi che tentano di trovare il loro compimento oggettivo – genera con la sua azione la legge del fabbricare: costruzione di un prodotto che ha in séil bisogno della creazione. Un bisogno, tuttavia, che non è soltanto quello ornamentale di occupare un tempo vuoto o di riempire uno spazio aperto, non è il soddisfacimento immediato di bisogni sensibili, ma che, a partire da questi, vede intervenire l’intelletto e l’intelligenza, un progetto, capace di costruire, attraverso la sensibilità e nel sensibile, una sempre più articolata generazione di forme.
Il mondo, gli spettacoli sensibili, gli oggetti che non si esauriscono al primo sguardo, organizzano gli angoli del desiderio, lo trasformano in progetto, in immagini (suoni, colori, parole) che non sono soddisfazione onirica od onanistica, bensì opere, oggetto del fare dell’uomo, labirinti di senso dove il desiderio si fa altro da sé, dove gli sviluppi sono infiniti e innumerevoli le svolte, gli errori, le incertezze i momenti di stanchezza ed inazione, ma dove ciascuno di questi istanti ha in sé la possibilità di una riuscita.
L’opera non si pone dunque come totalità, bensì come infinito. Ed infinito deve qui essere inteso proprio quale nozione «concreta» che si produce come Desiderio: «non – scrive Lévinas – come un desiderio che è appagato dal possesso del Desiderabile, ma come il Desiderio dell’Infinito che è suscitato dal Desiderabile invece di esserne soddisfatto». Legge e desiderio sono un dialogoche è gesto costruttore, farsi dell’opera, manifestazione di un desiderio architettonico che procede attraverso scarti e differenze, dove la regola costruttiva è posta fra ordine e disordine, fra necessità e caso. L’arte, proprio perché è progetto e processo, non conduce all’imperialismo del desiderio, ma vede in opera, sempre di nuovo, quella intenzionalità che agisce nel mondo della vita e ne rigenera il senso attraverso la costruzione di nuove forme.





