Mercoledì 17 giugno, Lorenzo Persi, Direttore Amministrazione Finanza Controllo e Regolazione di MM, ha preso parte all’XI edizione dell’ESG Business Conference, dedicata al tema “La nuova narrativa ESG”. Pubblichiamo di seguito il suo intervento.
Per un’impresa pubblica al 100% come MM Società Benefit, la prima domanda da cui muove ogni riflessione sull’identità ESG riguarda il peso dell’azionista pubblico. E qui un dato fa la differenza rispetto a molte altre realtà: l’azionista non è una pluralità di soggetti, ma uno soltanto, il Comune di Milano. È un elemento che rafforza in modo significativo il rapporto tra l’azienda, il territorio e la comunità di riferimento, al punto che la mission si lascia riassumere in un motto: «La tua città, il nostro impegno». Non è una formula retorica: la gran parte dei 370 milioni di ricavi si genera nei 182 chilometri quadrati che costituiscono il territorio della Città di Milano.
Avere come azionista il Comune di Milano significa poter contare su uno shareholder competente, dotato di una visione strategica di lungo termine e abituato a governare un’elevata complessità — la stessa complessità che si riflette nella pluralità dei servizi affidati secondo il modello dell’in–house providing. Gli indirizzi del Comune sono naturalmente fondamentali, ma il rapporto è di natura dialogica: la costruzione del Piano Industriale ne è l’esempio più chiaro, perché ha permesso a MM di proporre una propria visione e di arrivare, insieme al Comune, alla definizione condivisa della strategia complessiva. A questo si aggiunge una doppia appartenenza che ne definisce la fisionomia: in quanto emittente di titoli quotati su mercati regolamentati, MM è soggetta anche alla disciplina e ai controlli tipici delle società che operano sul mercato. La sua natura, in altre parole, contempera il perseguimento dell’interesse pubblico con l’esigenza di garantire livelli crescenti di efficienza ed efficacia.
È in questa cornice che si comprende quanto le tematiche ESG pesino sul piano strategico, dove rappresentano un tassello fondamentale. Proprio quella natura di emittente spiega perché MM sia soggetta alla disciplina CSRD; ma sarebbe riduttivo leggere l’impegno sulla sostenibilità come una semplice risposta alla normativa. L’azienda redige il Bilancio di Sostenibilità dal 2014, ben prima dell’attuale evoluzione normativa e dell’attuazione della propria strategia finanziaria. È una scelta destinata a durare, tanto che MM intende proseguire nella rendicontazione anche qualora l’evoluzione della normativa europea dovesse consentire una semplificazione rispetto agli attuali standard ESRS.
La ragione è che i fattori ESG sono intrinsecamente connaturati alla natura stessa dei business di MM: dal servizio idrico all’ingegneria della mobilità e delle infrastrutture pubbliche, dalla gestione delle case popolari alla manutenzione di scuole, strade, sottopassi e impianti sportivi, fino alla cura del verde pubblico della Città di Milano. Non a caso il Piano Industriale 2024-2028 costruisce la strategia attorno a quattro pilastri che richiamano direttamente le dimensioni ESRS: Transizione Ecologica, Comunità e Territorio, Dare Valore alle Persone e BusinessResponsabile. La sostenibilità diventa così una dimensione chiave della strategia e, insieme, un elemento essenziale nel rapporto con gli stakeholder.
Su questo terreno si colloca il passaggio più recente. Da giugno 2025 MM è divenuta Società Benefit: una delle prime azioni completate nell’ambito del Piano Industriale nel corso del 2025. La decisione nasce dalla visione strategica dell’azienda, dalla quale è emerso come l’individuazione delle finalità di beneficio comune previste dalla disciplina sulle Società Benefit potesse costituire uno strumento efficace per spiegare non solo cosa fa MM, ma anche come opera, tenendo conto degli impatti sulla collettività, sull’ambiente e sugli interessi diffusi. È un approccio pienamente coerente con la natura di impresa pubblica; e anche in questo percorso è stato determinante il sostegno e l’indirizzo del Comune di Milano, che ne ha colto il valore anche in termini di reputazione e di sostenibilità prospettica.
Resta una domanda di metodo: che valore ha, allora, la Relazione di Impatto? Potrebbe essere percepita come un mero adempimento normativo, o come un duplicato della rendicontazione di sostenibilità. MM ha scelto invece di valorizzarla come uno strumento di comunicazione rivolto a una platea più ampia di stakeholder, e in particolare ai cittadini. Il confronto tra le cifre aiuta a capirlo: se nel 2014 il Bilancio di Sostenibilità si sviluppava su circa 60 pagine, oggi la rendicontazione ESG è divenuta un capitolo di circa 260 pagine all’interno di una più articolata Relazione Annuale Integrata, dai contenuti strutturalmente complessi e tecnici. La Relazione di Impatto si configura allora come uno strumento più snello e accessibile, focalizzato sugli impatti immediatamente tangibili, ma sempre raccordato agli standard ESRS, che restano il punto di contatto tra i due documenti.





