MM: 9,8 milioni di euro per il verde urbano di qualità a Milano

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MM S.p.A. mette a bando un contratto da 9.765.008 euro per quattro anni: 32.000 nuovi alberi, coltivazione “su misura” del territorio milanese, premio sulla sopravvivenza delle piante e una corsia preferenziale per la sperimentazione di nuove specie più resistenti al cambiamento climatico.

Milano intende investire su propri vivai e sulla capacità di produrre alberi sul proprio territorio, e lo fa con un bando che non è soltanto una gara d’appalto, ma un piccolo manifesto di come si vuole fare verde urbano nel decennio della transizione ecologica. MM, che gestisce in forma integrata il patrimonio a verde della città dall’ottobre 2025, ha pubblicato la gara 42/2026/ACQ per “l’affidamento della coltivazione, fornitura ed impianto di alberi e altre piante per il verde urbano attraverso un programma di coltivazione ad elevato standard di qualità”.

L’importo complessivo stimato è di 9.765.008 euro oltre IVA per 48 mesi di contratto. Una cifra significativa, che tradotta in numeri “fisici” significa almeno 8.000 alberi all’anno — quindi 32.000 alberi nell’arco contrattuale — destinati a viali alberati, parchi storici, aree verdi estensive, giardini scolastici e nuovi impianti.

Il contesto, del resto, è imponente: il patrimonio a verde di proprietà del Comune di Milano si estende per oltre 18 milioni di metri quadrati, suddivisi in circa 3.015 località, con un parco arboreo che conta circa 250.000 alberature. Un capitale verde che va costantemente rinnovato, sia per sostituire gli esemplari disseccati o abbattuti da eventi meteorologici sempre più estremi, sia per rispondere alla domanda crescente di nuove piantagioni urbane.

Il primo elemento che colpisce nella lettura del capitolato è il peso che MM assegna alla qualità tecnica dell’offerta. In altre parole, il ribasso sui prezzi conta, ma vale decisamente meno della qualità della proposta. È una scelta non scontata, soprattutto su una commessa di queste dimensioni, e segnala l’intenzione di evitare la corsa al ribasso che troppo spesso, nel settore del verde, si è tradotta in piante deboli, mortalità elevate e dispendio successivo di risorse pubbliche per le sostituzioni.

Il secondo elemento di novità è anche il più tecnico, ma è forse il più interessante dal punto di vista agronomico. Il bando stabilisce che le piante non potranno provenire da qualsiasi provenienza: dovranno essere coltivate in aree agricole e vivai con caratteristiche pedologiche e climatiche corrispondenti a quelle del territorio milanese.

Il riferimento è all’Allegato C, che richiama la suddivisione del territorio italiano in sei “regioni di provenienza” elaborata dal Ministero per le Politiche Agricole Alimentari e Forestali sulla base della Direttiva europea 99/105/CE. La Lombardia ricade in tre di queste regioni (alpina, padana e mediterranea centro-settentrionale), e per gli impianti milanesi si richiede di privilegiare materiale vegetale coltivato nelle zone più prossime al sito d’intervento. La logica è semplice: una pianta cresciuta in suoli e in un clima simili a quelli in cui dovrà vivere attecchisce meglio, soffre meno lo stress da trapianto e richiede meno cure correttive – oltre a comportare meno spostamenti e quindi meno emissioni.

È un cambio di paradigma rispetto a una pratica diffusa che vedeva spesso piante provenienti da vivai distanti, costretti poi a un faticoso “adattamento” che ne pregiudicava la sopravvivenza.

Uno degli elementi più innovativi è la clausola del premio di attecchimento. MM riconosce all’appaltatore un premio di 5 euro per ogni pianta messa a dimora se almeno il 95% delle piante fornite risulta attecchita e in salute dopo 12 mesi. A questa misura si aggiunge una garanzia di attecchimento “blindata” di 12 mesi: in caso di mancato attecchimento, l’appaltatore è tenuto a sostituire le piante a propria cura e spese, entro 30 giorni dalla contestazione, con esemplari della stessa specie, taglia e qualità — e con un ulteriore periodo di garanzia di 12 mesi sulle piante sostituite.

È un meccanismo a doppio binario, sanzionatorio e premiale insieme, che sposta il rischio dalla committenza al fornitore e crea un incentivo economico diretto a curare bene le piante anche dopo la messa a dimora.

L’elemento forse più significativo del bando è quello che mette a punteggio la sperimentazione di nuove specie arboree. In concreto, i concorrenti possono offrire, senza costi aggiuntivi per la committenza, almeno 700 piante arboree aggiuntive destinate alla sperimentazione lungo l’intero arco contrattuale. L’obiettivo, scritto nero su bianco nel capitolato, è “l’individuazione di specie più prestazionali per rusticità, adattabilità ai fattori climatici ed ambientali, come l’inquinamento urbano, le emissioni di particolato e del rumore”.

A questa quota si aggiunge l’impegno dell’appaltatore a sperimentare almeno 5 specie nuove di alberi ogni anno, in tutte le taglie, per un confronto varietale e prestazionale da sottoporre alla committenza per orientare le scelte future di impianto.

Milano, insomma, non si limita a sostituire gli alberi che cadono: vuole capire quali specie possano resistere meglio alle estati torride, alla siccità, agli inverni miti, allo smog e al rumore delle nostre città. Un piccolo laboratorio a cielo aperto, finanziato dentro lo stesso bando.

Gli altri parametri qualitativi compongono un mosaico di scelte coerenti con l’obiettivo di qualità: viene premiata l’agricoltura biologica, oppure il metodo integrato compatibile; premiata la protezione con cannicciato o doppio strato di juta: una difesa contro le scottature solari, gli urti e gli agenti atmosferici nei primi anni critici. Inoltre, MM chiede almeno 800 alberi (200/anno) in contenitore, perché questa tecnica permette di estendere la stagione di messa a dimora oltre marzo, fino a giugno, e da settembre in poi, con maggiori garanzie di ripresa vegetativa. Infine, il bando premia la sostenibilità ambientale del servizio, ovvero l’utilizzo di mezzi a basso impatto.

“Un investimento di più di 9 milioni e mezzo di euro per l’acquisto nei prossimi 4 anni di circa 32.000 alberi.  Un bando importante – sostiene Elena Grandi, Assessora all’Ambiente e al Verde – che spiega le ragioni per cui il Comune di Milano ha deciso di affidare cura del verde cittadino a MM. Un affidamento che per i prossimi 25 anni darà alla città stabilità, capacità di programmazione, progetti per il breve, medio e lungo periodo.
In questo bando non si programma solo l’acquisto di alberi, ma si avvia una ricerca di vivai in grado di fornire garanzie sulla qualità delle piante, sulla loro adattabilità al clima della nostra città, sulla capacità di selezionare quelle specie che più di altre dovranno essere in grado di crescere, irrobustirsi, svolgere la loro funzione ecosistemica e di adattarsi ai cambiamenti climatici le cui manifestazioni si fanno di anno in anno più evidenti. Inoltre viene richiesto al fornitore di occuparsi delle bagnature e delle cure degli alberi messi a dimore per tutta la prima stagione estiva, con incentivi per chi saprà ridurre il rischio di mortalità delle nuove alberature.
Insomma, non più alberelli fragili scelti con il criterio del massimo ribasso ma un progetto lungimirante e ambizioso, che sicuramente contribuirà alla qualità del futuro patrimonio arboreo della città”.

“A leggere il capitolato fino in fondo – conclude Francesco Mascolo, Amministratore Delegato di MM Spa – si capisce infine che dietro i 9,8 milioni di euro non c’è soltanto una fornitura. C’è una visione: quella di una città che si attrezza per il clima che cambia, che vuole alberi più adatti a resistere, che paga la qualità reale e non la promessa, che apre un piccolo fronte di sperimentazione scientifica dentro un appalto pubblico.

È, in piccolo, un modello replicabile. E in un Paese in cui la mortalità delle nuove piantagioni urbane resta uno dei problemi cronici della gestione del verde, vincolare il pagamento al risultato — con un premio sulle piante che restano in piedi e una garanzia di sostituzione gratuita per chi non ce la fa — è un cambio di passo che merita attenzione”.