A sud di Milano, l’acqua non finisce quando esce dai rubinetti. Dopo l’uso domestico, produttivo e urbano entra nella rete fognaria, raggiunge gli impianti di trattamento e torna a essere una risorsa. È qui che lavorano i due depuratori gestiti da MM, Milano Nosedo e Milano San Rocco: infrastrutture decisive del Servizio Idrico Integrato, la fase conclusiva del ciclo che parte dalla falda, passa dall’acquedotto e arriva alla restituzione dell’acqua all’ambiente.
Nel 2025 i due impianti hanno trattato e scaricato complessivamente 241,7 milioni di metri cubi d’acqua. Di questi, 51 milioni sono stati destinati al riutilizzo irriguo in agricoltura: il 21% del totale su base annua, il 100% durante la stagione irrigua.
È un dato che racconta la particolarità milanese: l’acqua depurata non viene solo “smaltita”, ma diventa acqua utile per i campi a sud della città, riducendo la pressione sui corpi idrici superficiali e trasformando un refluo urbano in una risorsa controllata.
Il depuratore di Nosedo è il principale snodo di questa geografia dell’acqua: nel 2025 ha scaricato 144,8 milioni di metri cubi, convogliando le acque trattate soprattutto verso la roggia Vettabbia, il Cavo Redefossi e il reticolo idrografico del Parco Vettabbia. San Rocco ha contribuito con 96,9 milioni di metri cubi, rilasciati nel collettore del Lambro Meridionale e nelle rogge irrigue Pizzabrasa e Carlesca.
Il funzionamento è quello di un grande organismo tecnico. Le acque reflue arrivano dagli scarichi attraverso oltre 1.645 chilometri di rete fognaria. Negli impianti vengono separate le componenti solide, rimosse sabbie e sostanze grossolane, poi i trattamenti biologici abbattono la sostanza organica e i nutrienti, come azoto e fosforo, grazie all’azione dei microrganismi. La linea fanghi gestisce ciò che resta dal processo: disidratazione, recupero, termovalorizzazione e soluzioni di economia circolare. Solo dopo i controlli l’acqua viene restituita ai corpi idrici o indirizzata al riuso agricolo.
La qualità è il punto chiave: non basta depurare, bisogna dimostrare che il processo funziona. Nel 2025, sulle acque reflue, MM ha effettuato 5.389 campionamenti e 31.088 determinazioni analitiche; la conformità allo scarico risulta pari al 100%. Anche le performance di trattamento restano elevate: la rimozione degli inquinanti BOD5 e dei solidi sospesi totali si attesta al 98%. I laboratori interni di San Rocco e Nosedo, accreditati ISO 17025, sono parte essenziale di questa catena di garanzia.
Il riuso irriguo si inserisce in una strategia più ampia di tutela della risorsa. Nel 2025 MM ha prelevato 235 milioni di metri cubi d’acqua, quasi interamente da falda, e ha servito 1,36 milioni di residenti, con una domanda complessiva vicina ai 2 milioni di utenti e city user. Il sistema conta 584 pozzi, 30 centrali di pompaggio, 2.210 chilometri di rete acquedottistica e 837 mila utenze servite da fognatura e depurazione. Destinare acqua depurata all’agricoltura significa usare l’acqua giusta per l’uso giusto: potabile per le persone, depurata e controllata per i campi.
La stessa logica guida i progetti futuri. MM sta lavorando a una rete dedicata agli usi non potabili, alimentata da pozzi di prima falda, per irrigare 40 aree verdi prioritarie nei 9 Municipi e per il lavaggio stradale tramite 12 punti di erogazione di acqua tecnica. Al depuratore di Nosedo è inoltre attiva l’alimentazione delle acque reflue affinate ai sistemi ecologici del bosco umido e relativa marcita, quali ulteriori riusi a scopi ambientali e paesaggistici.
I due depuratori sono quindi più che impianti a valle della città. Sono piattaforme di economia circolare: producono acqua riutilizzabile, recuperano materia dai fanghi, integrano fotovoltaico e nuovi digestori anaerobici per ridurre consumi ed emissioni. In un tempo di siccità più frequenti e domanda idrica più variabile, Nosedo e San Rocco mostrano che la resilienza urbana passa anche dalla capacità di dare all’acqua una seconda vita.





